Nel 2002 hanno fatto il loro debutto nei banchi dell’ortofrutta dei supermercati italiani le prime banane certificate Fairtrade e anno dopo anno le vendite di questo prodotto sono cresciute fino a superare le 11.000 tonnellate nel 2016. Dietro a un percorso lungo quindici anni, c’è il lavoro di tante persone. Nel caso delle banane Fairtrade anche tante storie che meriterebbero di essere raccontate: abbiamo allora scelto di dare la parola ad alcuni “pionieri” italiani perché ci rivelino il dietro le quinte della commercializzazione di questo prodotto.

 

Vendita banane in Italia 2002-2016 (tonnellate)

 

Franco De Panfilis

Direttore Commerciale e Acquisti “F&F Group”

La sua azienda nel 2002 è stata la prima a importare le banane certificate Fairtrade in Italia. Come è nata la collaborazione con Fairtrade?

Il mio percorso nasce ormai vent’anni fa (era infatti l’ottobre del 1997) grazie a un progetto che ho seguito nell’ambito del biologico. Conoscevo già la filiera delle banane e il movimento Max Havelaar.

Quando è arrivata la richiesta da parte della GDO e nell’ambito della ristorazione scolastica nel settembre del 2002, diventai licenziatario dell’allora TransFair Italia e da lì siamo partiti continuativamente con diverse filiere di banane Fairtrade.

Lei visita spesso e collabora in modo stretto con le cooperative di agricoltori Fairtrade, ci può dire se e come Fairtrade impatta sulle vite di questi agricoltori?

L’impatto è diverso a seconda delle situazioni, delle diverse realtà: in Perù, ad esempio, per la cooperativa APBOSMAM ma anche per tutte le altre associazioni di piccoli coltivatori di banane, se non ci fosse il prezzo minimo garantito e la presenza di Fairtrade, la coltivazione delle banane non sarebbe nata e non si sarebbe sviluppata come invece è avvenuto.

La realtà è che Fairtrade colma le inefficienze delle istituzioni governative che c’erano in passato, ci sono tutt’oggi e purtroppo continueranno a esserci almeno per i prossimi 50 anni. In una realtà come quella peruviana, dove non ci sono infrastrutture, dove quando piove un po’ di più si allaga tutto quanto, il piccolo deve arrangiarsi in tutto e per tutto per rendere minimamente sostenibile il suo quotidiano.

Sono nato in Sudamerica e riesco a immedesimarmi nelle difficoltà iniziali di questi piccoli coltivatori, senza alcuna referenza e senza esperienza di mercato che, grazie agli oficiales (si trattava di consulenti messi a disposizione di Fairtrade International per i piccoli produttori, ora le loro funzioni sono svolte dai network dei produttori come ad esempio la CLAC in Sudamerica ndr), non sarebbero mai riusciti con le loro sole forze a stipulare dei contratti commerciali con importatori europei per la fornitura di un frutto delicato come la banana, che va caricato tutte le settimane.

Ricordo in particolare la bravura, la passione e le competenze di Manuel Aguirre messe a disposizione dei campesinos. Penso di non esagerare quando affermo che senza il suo apporto la coltivazione della banana in Perù non sarebbe mai partita e anche la mia attività in questo settore!

 

Mauro Spreafico

Amministratore delegato “Spreafico Francesco & F.lli”

Spreafico è stata una delle prime aziende a entrare nel circuito Fairtrade. Può fare un bilancio del lavoro di questi anni?

Siamo stati tra i primi in Italia a credere nelle potenzialità del commercio equo e questo ci ha portato a inserire nei nostri assortimenti le banane certificate Fairtrade. Questa scelta si è rivelata per la nostra azienda vincente e convincente e ci ha portato, nel corso degli anni, ad avere in assortimento banane biologiche solo ed esclusivamente con certificazione Fairtrade.

Fairtrade, oltre a garantire un salario equo agli agricoltori coinvolti direttamente nella produzione della frutta, prevede anche un premio sociale che generalmente va a beneficio delle comunità situate nei pressi delle aziende agricole certificate e questa parte del premio, che generalmente viene investita in programmi di assistenza sanitaria, istruzione, ambientali, determina cicli sociali ed economici virtuosi che vanno oltre il semplice maggior prezzo pagato al contadino.

Guardando al futuro, crede che Fairtrade sia ancora strategico per la sua azienda?

Ci riconosciamo negli standard ambientali e sociali richiesti da Fairtrade International perché questi sono orientati da politiche di impresa socialmente responsabile che la nostra azienda porta avanti in tutti i suoi insediamenti produttivi, italiani ed esteri, ritenendoli imprescindibili per lo sviluppo di un’azienda modernamente gestita.

Ci auguriamo che molte altre aziende di importazione e di distribuzione decidano di promuovere i prodotti con il marchio Fairtrade, perché un mondo più giusto è anche un mondo dove le aziende più valide vedono maggiormente riconosciuto il loro valore.

 

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