Il settore italiano delle torrefazioni presenta una significativa proiezione sui mercati esteri. Fino a pochi anni fa, la lunga tradizione dell’espresso e l’elevata competenza tecnica delle imprese italiane hanno costituito un punto di forza rispetto ai competitor esteri.

Oggi non è più così: il contesto competitivo internazionale è sempre più complesso e richiede un orientamento ai mercati esteri più evoluto e articolato che ricerchi nuove formule competitive. Non basta un autorefenziale focus sul proprio prodotto (magari lo stesso venduto nel mercato domestico) ma un’attenzione alle preferenze dei clienti.

La sfida dovrebbe essere quella di mantenere l’identità e il know how italiano adeguandosi alle richieste locali e puntare alla fascia premium, quella alta del mercato dove le aspettative di qualità sono estremamente elevate. Ma il consumatore straniero, generalmente più evoluto rispetto a quello italiano, oltre a un caffè di qualità cerca un caffè capace di raccontare origini, storie, rapporti diretti con i produttori. Il caffè Fairtrade rappresenta dunque una risposta efficace a questi bisogni.

 

La scelta delle torrefazioni italiane

Su questa strada e con grandi soddisfazioni si stanno muovendo le torrefazioni italiane che vendono i loro caffè certificati Fairtrade all’estero. Nel corso del 2016, 31 licenziatari Fairtrade hanno venduto il proprio caffè certificato in 64 Paesi per un volume di vendita che sfiora le 650 tonnellate di caffè tostato (+75% rispetto al 2015) vendute prevalentemente nel settore Ho.re.ca. I principali Paesi di destinazione del caffè italiano certificato Fairtrade sono stati Svezia, Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Finlandia, Germania.

Sottolineiamo inoltre una cospicua presenza di caffè certificato Fairtrade fornito da una torrefazione italiana in Romania, Repubblica Ceca, Bulgaria, Serbia e Slovacchia, grazie all’appalto con i bar delle stazioni di servizio OMV.

 

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